venerdì 19 giugno 2026

 Provo a immaginarmi che tu possa trovare oggi qualche mio foglio che ti annienti, che ti riveli ciò che di brutto ho sempre pensato di te (non l'ho mai pensato, per questo non l'ho mai scritto), e se saresti allora così libero di riprendermi, come si riprende un bambino che ha scoperto la verità su alcune cose molto importanti, io rimarrei senza parole, se mi fosse successo, se ti avessi toccato, non l'ho mai fatto, ti ho idolatrato, fino all'ultimo, ma adesso non lo faccio più. Non riesco più a gioire di un giorno né a pensare qualcosa di buono degli anni, annegano tutti ora che so, rimpiango tutti gli anni, tutti questi anni sprecati, vorrei poter tornare indietro e non posso farlo. Non avrei mai pensato di voler cancellare gli anni, perché tutti gli anni, brutti e buoni, sono per me preziosi, e questi li vorrei cancellare. Non mi capacito di voler cancellare qualche anno, di voler revocare la mia fiducia sconfinata, di voler tornare al punto in cui non ero forse felice, ma sicura, sicura nelle situazioni più precarie, ora non lo sono più. Sono andata a Zurigo perché per la prima volta in vita mia facevo affidamento sulla sicurezza, su un uomo, e mi vergogno di dire di aver voluto per la prima volta qualcosa.

Prima non volevo mai niente. Adesso sono di nuovo sicura di non dover volere niente, di non poter mai più volere qualcosa. Mi aiuterà questo se nient'altro più mi aiuta. Sono entrata in pensieri, in un sistema che non era il mio, con tutto lo slancio che l'amore rende possibile, non ho mai dubitato, nemmeno nei momenti in cui sapevo esattamente che avevi bisogno di qualcos'altro. Sono a conoscenza di tantissime cose, anche se non ne ho mai parlato o quasi, ma questo non mi ha mai disturbato. Non conosco gelosia, conosco solo devozione e una forza segreta che ho ritenuto più forte di tutte le interruzioni e le remore e le frasi fatte così come si presentano nel corso degli anni.

Il tuo moralismo mi è sempre stato estraneo, ma l'ho accettato, perché proveniva da te - oggi sono di nuovo molto lontana come allora da un moralismo che ho volentieri incorporato, ma vedo che non porta a niente, che si sconfessa da sé, peggio di qualsiasi immoralismo, poiché sarei rimasta al tuo fianco se qualcosa non fosse andato bene, se ti avessero castrato, di questo sono certa. Nulla mi avrebbe impedito di restare al tuo fianco, di rinunciare a tutto, nonostante i miei principi siano deboli o esistano appena. Che tu, nel momento in cui mi è stato tirato il collo, quando per la prima volta sono stata davvero male, perché prima stavo sempre bene, ne abbia avuto abbastanza e non abbia più trovato il modo di rispondere a 20 lettere né a 15 telefonate, ora me ne rendo conto, ora mi rendo conto di tutto, ma non riesco a capirlo se penso alla pretesa che proprio tu avanzi nei confronti di te stesso.


Ingeborg Bachmann, Max Frisch da Non siamo stati bravi

giovedì 18 giugno 2026


 Lorenzo Gattoni da Misure di vuoto

lunedì 15 giugno 2026

3 luglio. Il piccone è meno loquace di venerdì. Nelle reni si sente il gravame della settimana. Ci siamo. Sono gli ultimi metri, quelli che chiamano la tregua, prima di ritrovare un libro d’immagini nel pugno chiuso del sonno.

È il lavoro del traghettatore. Da una riva all’altra, sulla zattera di una parola data, ma anche di un ordine. Nessuna merce; pietrame e macerie, terra, tutto un sottosuolo che il gesto minimo infiamma, che lo consegna di manovale in manovale.

Mi piace credere che un giorno, forse, un dio senza nome si siederà su questo piccolo mucchio di detriti e prenderà posto nella tomba irradiata dai miei gesti, con parole facili. Semplici passeri. Sbufferà un istante, poi ripartirà verso ciò che ha luogo, nei deserti dove sono gli uomini e i loro cantieri.


Thierry MetzDiario di un manovale

mercoledì 10 giugno 2026

 

Farò di voi, come di questo

mio cuore distrutto, il mondo

raro che appare sulla terra.

Ognuno fa casa lontana

negli specchi. E polvere

d'un giorno, se chi apre

una porta, ed è amore lontano

nei pensieri soli

che ci dividono. Io torno

sui tuoi corpi, sorrisi, albe;

io vedendo tutti

come una forma belle

e dolci di questa estate;

non liberi saremo più di un canto.

Non stella che di notte

ci sorprese. Filano leggeri

quei rumori che sostengono

la pace, e fanno di te

che venga un dolce sogno

accanto: l'erba si scuote già

sui tuoi passi. Di me non dici

nulla, se non che tacciono le ore.

*

Ma l'oasi che si fa leggera

tu la diresti quella polvere.

Ho nostalgia ora, non di più

amarvi, che avessi nuovo

legno, da buttarmi via.

Foste cosi riposanti,

albe, quasi mi raccolsero

più universi, quasi fosse

dapprima lo spirito superbo

di una parola, e non un bacio.

*

(...) Dove si fa chiaro

io sto diminuendo dentro.

*


Certo, una sera, impallidiremo

scoprendo quanta strada

piena d'aria circondava le luci

ed ogni volto rasserenava

ogni albero che piangeva.

Certo sotto una rugiada

luminosa, di poche

gocciole di pioggia,

tu toccherai fanciullo le foglie

mentre la strada muta e tu

alzato sull'onda del tempo

e tu questo lieve sorriso

della notte.


Gino Scartaghiande

martedì 9 giugno 2026


 Giorgio Orelli da Il collo dell'anitra

mercoledì 3 giugno 2026

Una poesia è un gesto verso casa.

Fa richieste oscure che dico mie.

Jericho Brown

domenica 31 maggio 2026

Quello che ho è soprattutto stanchezza, e quella inquietudine che è gemella della stanchezza quando questa non ha altra ragione di essere oltre al fatto di essere. Ho una intima paura dei gesti da abbozzare, una timidezza intellettuale delle parole da dire. Tutto mi sembra sordido in anticipo.

L'insopportabile tedio di tutti questi visi, ebeti di intelligenza o della mancanza di essa, grotteschi fino alla nausea da quanto sono felici o infelici, orrendi perché esistono, marea separata di cose vive che mi sono estranee.

Ferdinando Pessoa, Il libro dell'inquietudine